la pioggia batteva sui vetri. Ero al bancone quando Sarah entrò. Da vicino, sembrava diversa: più magra, il viso pallido, gli occhi cerchiati in un modo che nessun trucco poteva nascondere. Quando i nostri sguardi si incrociarono, capii all’istante che le mie supposizioni mi avevano tradito.
Esitò, poi si avvicinò.
«So che mi hai vista la settimana scorsa», disse a bassa voce.
Mi si strinse lo stomaco. Non mi aspettavo un confronto, tantomeno un riconoscimento così calmo. Aprii la bocca, incerta se difendermi o accusarmi, ma lei non esitò.
«Era